Spagna: vince la sinistra

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I risultati elettorali di aprile aprono la strada alla formazione di un governo di sinistra con Il Partito sociaslista e Podemos.

I risultati delle elezioni in Spagna sono stati molto importanti. Erano in gioco due elementi molto pericolosi. Da un lato, l'emergere di una forza di estrema destra, Vox, che aveva sviluppato un discorso “bolsonariano”, irrazionale e pieno di falsità, rivolto a un voto emotivo sulla base dell'esaltazione dei simboli nazionali e dell’unità della Spagna contro la rivendicazione del sovranismo catalano. Al tempo stesso, puntando su una linea reazionaria basata sulla promessa “dell’eliminazione della dittatura dei partiti” e la sua sostituzione con una "sovranità nazionale del popolo", proponendo, come due nemici principali, la questione di genere e l’immigrazione.

I media di destra avevano rilanciato quelle posizioni dedicando un’attenzione continua e ampio spazio alla aggressiva campagna elettorale condotta dalle formazioni di destra. Una campagna elettorale principalmente centrata sull’attacco al nazionalismo catalano, fino a chiedere l’abolizione dell’autonomia politica della regione, con l’obiettivo di confinare il PSOE e in uno spazio di irrilevanza politica come forza "non costituzionale", accusandola di essere d'accordo con i "golpisti" e i "terroristi".

Questo appello all'unità nazionale si è sposato con un programma economico neoliberista basato su tagli della spesa pubblica e privatizzazioni – programma condiviso dal Partito popolare (PP) e da Ciudadanos (C’s) oltre che dall'estrema destra di Vox, con divergenze di carattere relativamente secondario.

In questo quadro, la destra, presentatasi come un fronte tripartito, era in grado di produrre un'importante mobilitazione in tutti i settori della popolazione. Per affrontare questo attacco, il PSOE diretto da Pedro Sanchez e Unidos Podemos (UP), guidato da Pablo Iglesias, con l’attiva partecipazione dei sindacati e dei circoli intellettuali, hanno promosso una forte mobilitazione della cittadinanza. Il PSOE e UP hanno sviluppato un programma di riforme sociali come l’aumento del salario minimo a 900 euro, sia pure lasciando in ombra altre misure sociali promesse ai sindacati con l’accordo formale del governo ma rimaste finora incompiute.

I sondaggi elettorali avevano pronosticato un risultato fortemente sfavorevole a Podemos sia per le sue tensioni interne sia per l’arretramento registrato dopo i successi conseguiti nelle eiezioni del 2015 e 2016. Il collasso di UP avrebbe in sostanza impedito al Partito socialista di puntare al governo, favorendo il successo dello schieramento di destra.

 Questo progetto di stampo reazionario è fallito, nonostante il fatto che la destra si sia presentata come un fronte tripartito in grado di produrre un'importante mobilitazione elettorale in tutti i settori della popolazione. I dati sono noti. La partecipazione al voto è stata molto alta rispetto alle precedenti prove elettorali - il 76% - e il PSOE ha ottenuto quasi 7,5 milioni di voti, il 28,7% dei voti espressi, contro 4,3 milioni del Partito popolare (16,7%) e 4,1 milioni di Ciudadanos(15,9%). Podemos non ha ripetuto la straordinaria performance del 2016 ma, contrariamente alle previsioni, non ha subito un crollo, ottenendo il 14,3 per cento pari a 3,7 milioni di voti. L'estrema destra di Vox, presentatasi come la maggiore novità della prova elettorale, si è fermata al 10,3 per cento, pari a circa 2,5 milioni di voti.

Nel nuovo Parlamento la somma dei deputati del PSOE (123) e di UP (42) è maggiore del totale dei seggi conquistati dalle tre formazioni di destra. Il PP vede drasticamente ridursi la rappresentanza alla Camera dei Deputati a 66 seggi contro i 137 ottenuti nel 2016, registrando il peggiore risultato della sua storia. Ciudadanos ottiene 57 seggi e l'estrema destra di Vox 24 (un risultato estremamente deludente rispetto alle aspettative). Nell’insieme la destra ottiene 147 deputati rispetto ai 165 del blocco di sinistra. Una sconfitta che si manifesta anche al Senato, che ha un sistema elettorale maggioritario.

Da questo quadro si possono trarre alcune considerazioni .

La mappa elettorale spagnola che emerge dalle elezioni mostra una chiara sconfitta delle forze reazionarie. La strategia stigmatizzante nei confronti del diritto all’autonomia politica per la Catalogna e per Euskadi (i paesi baschi), tendente addirittura a proporne l’espulsione dal Parlamento, se non avessero raggiunto il 3 per cento a livello nazionale, rende impossibile una coalizione di destra in grado di contrastare una possibile coalizione di sinistra. La sconfitta e l'isolamento delle destre debbono essere messe a frutto dalle forze politiche e sociali che si propongono il cambiamento politico e la promozione di politiche di stampo progressista in grado di rovesciare la situazione di degrado dei diritti del lavoro e sociali attuata a partire dal 2010.

La seconda considerazione, connessa alla prima, è che la mappa politica della Spagna ha registrato complessivamente uno spostamento a sinistra con il rafforzamento della rappresentanza sovranista e delle forze repubblicane. Sia EU-Bildu (partito nazionalista basco di sinistra, ndt) - e ancora di più ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) hanno accresciuto la loro presenza politica rispettivamente nei Paesi Baschi e nella Catalogna. In questo quadro ERC, che conquista 15 seggi - mentre solo 7 vanno alla “Junts per Catalunya” (il movimento diretto da Puigdemont, riparato in Belgio) - diventa la rappresentanza principale del sovranismo catalano nel Parlamento di Madrid, spostando così a sinistra l’asse delle forze indipendentiste.

La terza considerazione è una chiara sottolineatura della plurinazionalità dello Stato, con l’affermazione di soggettività politiche che rivendicano la specificità nazionale del territorio. E’significativo che nel Paese Basco le tre componenti della le destra ottengono solo il 12,79 per cento dei voti senza alcuna rappresentanza parlamentare. Socialisti e Podemos registrano insieme il 37,4% dei voti espressi, mentre PNV (Partido Nacionalista Vasco)e EH Bildu il 47,75% dei voti complessivi.
In Catalogna, le tre formazioni di destra raggiungono solo 20,25% dei voti, corrispondenti a cinque seggi per C’s e uno rispettivamente per il PP e per Vox. In sostanza, ridotti allo stesso grado di irrilevanza politica nella comunità catalana, mentre i movimenti indipendentisti ERC e Junts per Catalunya raggiungono il 36,6% dei voti. Ma se il confronto si sposta fra destra e sinistra, la somma dei voti di ERC (24,5%), PSC-PSOE (23,21%) e En Comu Podem (14,9%), colloca la sinistra nel suo complesso al 62,61 per cento nella comunità catalana

Il quarto aspetto concerne la politica delle alleanze. Il risultato elettorale non consente di realizzare un accordo trasversale tra centro-sinistra e destra.

La possibilità di un governo di alleanza tra PSOE e Ciudadanos è stata liquidata non solo dall’esito elettorale che ha premiato la base socialista sulla scia dell’affermazione di Pedro Sánchez : "Con Rivera, no". Una tale alleanza contrasterebbe con lo scontro durante la campagna elettorale che ha visto Ciudadanos, diretto da Rivera, configurarsi come una forza estrema della destra nazionalista diretta a soppiantare la leadership conservatrice del Partito popolare.

Il risultato elettorale va dunque in direzione della formazione di un governo progressista basato sull’allargamento della rappresentanza parlamentare del PSOE e di UP ad altre forze politiche miniori in grado di garantire una maggioranza politica e sociale con lo scopo di rovesciare la condizione di degrado dei diritti e delle condizioni sociali che i cittadini hanno sofferto nel corso della crisi.

Si apre ora un nuovo ciclo di confronto elettorale, che impegna i comuni, le comunità autonome e le elezioni europee. A partire dal 21 maggio, data in cui i nuovi deputati vedranno formalmente confermata la loro elezione, si dovrà verificare la possibilità di un governo progressista di sinistra. UP, come partner del PSOE, è la chiave di volta per una possibile alleanza di governo in grado di associare altri partiti di centro-sinistra e nazionalisti. Le manifestazioni sindacali del Primo Maggio consolidano la domanda unitaria di un governo di progresso. Questo è di buon auspicio.

Si tratta di un passaggio importante per la Spagna, ma anche di un’indicazione per l'Europa. Il modello portoghese potrebbe trovare una conferma nel caso della Spagna, dove la sconfitta dell'estrema destra consente di dimostrare che la sua ascesa non è inevitabile.

Antonio Baylos

Catedrático de Derecho del trabajo. Universidad de Castilla-la Mancha
Co-Editor Insight.
www.baylos.blogspot.com
antonio.baylos@uclm.es

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