Roma - Le brecce di Porta Pia 150 anni dopo

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L’evento assunse tuttavia un significato simbolico epocale. Quella “rottura” voleva comunicare il senso di una interruzione definitiva, irreversibile con il passato.

Il fulcro iconico dell’evento è la Breccia di Porta Pia, aperta il mattino del 20 settembre del 1870 nel segmento delle Mura aureliane tra la Porta Salaria e la Porta Pia. Non si trattò di un episodio militarmente rilevante: pochi furono, fortunatamente, i caduti (meno di 20) da parte italiana, anche perché Pio IX ordinò di cessare ogni ulteriore resistenza, facendo issare fin dalle dieci la bandiera bianca su tutto il perimetro delle mura[1].

L’evento assunse tuttavia un significato simbolico epocale. Innanzi tutto si trattò di una “breccia”, appunto, dell’abbattimento cioè di un tratto della plurisecolare cinta muraria romana e non dello sfondamento di una porta, della forzatura cioè di un passaggio che si può aprire e, volendo, anche richiudere. Quella “rottura” voleva comunicare il senso di una interruzione definitiva, irreversibile con il passato.

Attraverso la Breccia, assieme ai bersaglieri, penetrò nella inerme, sonnacchiosa e millenaria Roma il mondo moderno, il progresso. Almeno nella vulgata, dato che studi recenti hanno dimostrato che lo Stato pontificio, pur con tutti suoi limiti e le sue arretratezze, era meno oscurantista di quello che la propaganda laica e liberale lasciava intendere. Ma questa è un’altra storia.

Tra le impronte che “quel” progresso ha lasciato sul terreno dell’Urbe in questi suoi primi 150 anni si annoverano la distruzione di una cintura verde unica al mondo, quella delle grandi ville romane, all’interno e all’esterno delle mura (villa Boncompagni Ludovisi, villa Peretti, solo per fare due nomi), una speculazione edilizia selvaggia e incontenibile, che fino da allora ha segnato la fisionomia della Capitale italiana, l’assenza o il fallimento di ogni progettualità urbana che non fosse al servizio della rendita.

Così, a quella prima Breccia, altre e ben più gravi ne sono seguite un po’ dappertutto lungo l’anello murario romano, abbattuto e sforacchiato in più punti per aprire nuovi varchi al traffico automobilistico e alla viabilità dei nuovi quartieri intra ed extramuranei. Qualche esempio tra i tanti: l’abbattimento della Porta Salaria (piazza Fiume), la creazione del piazzale di Porta San Paolo e di quello di Porta Maggiore e molti altri ancora.

Ciò nonostante, il disegno della cinta è restato, miracolosamente, “leggibile” fino ai nostri giorni in tutto il suo perimetro, lungo ben 18 chilometri.

Chi può vantare al mondo una tale meraviglia? Eppure, nonostante rappresenti uno straordinario polo storico-architettonico e urbanistico, quella cinta non ha mai recuperato la sua integrità, simbolica e concreta assieme.

La Breccia di Porta Pia è stata richiusa da tempo (chi festeggia più la ricorrenza del “XX Settembre”, come si usava scrivere allora? Il giorno, festa nazionale fino al 1930, l'anno seguente quello della firma dei Patti Lateranensi, è negletto e sconosciuta ai più quella piccola porzione di mura tra la Nomentana e la Salaria, monumentalizzata da una lapide e da La colonna della Vittoria davanti alla Breccia di Porta Pia. Inaugurata nel 1895, originariamente era stata innalzata al centro di Corso d’Italia. Poi, per motivi si traffico, venne ricollocata nella sua attuale posizione, più defilata.

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Il monumento nella sua odierna collocazione. Da notare che la Vittoria è diretta verso l’esterno e non verso l’interno della Città di Roma, come, ad esempio, la quadriga alla sommità della Porta di Brandeburgo a Berlino.

Risarcire le altre, successive Brecce è ancora possibile. Materialmente e, dove non è dato, simbolicamente.

Da anni si parla di costituire un Parco Comunale Autonomo delle Mura aureliane. È tempo che si passi dalla proposta al progetto e alla sua realizzazione, promuovendo un bando internazionale di valorizzazione e tutela del monumento, che offrirebbe agli studiosi, ai turisti e ai cittadini una “passeggiata” di straordinaria suggestione e ricucirebbe, dopo un secolo e mezzo, antichi strappi nella storia della città.


[1] Due noterelle a margine: 1. Avendo il papa minacciato di scomunica chi avesse ordinato di fare fuoco contro la Città Santa, fu un capitano di artiglieria ebreo, Giacomo Segre, a farlo. La prudenza non è mai troppa … 2. Nonostante la resa incondizionata delle truppe pontificie, Nino Bixio, lo stesso del massacro di Bronte di dieci anni prima, al comando delle truppe italiane sul fronte nord-est, continuò comunque a bombardare la città ancora per mezz'ora.

Claudio Salone

Professor of ancient literatures, Rome - https://claudiosalone39.wordpress.com/

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