La politica della crisi - Tra conoscenza e competenza

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Contrapposta alla politica, spesso considerata inadeguata e insipiente, la competenza (e i competenti) sono visti come la soluzione a tutti i problemi.

Competenza. Parola molto ricorrente in questi tempi, sbandierata talvolta senza neppure conoscerne appieno il significato, che non è univoco come si pensa.

Spesso contrapposta alla politica, considerata pasticciona, inadeguata, insipiente, la competenza (e i competenti) sono visti come la soluzione a tutti i problemi. “Affidiamoci ai competenti!” è il grido che si leva da cori di benpensanti. Già. Ma di quale competenza – o meglio competenze - si parla?

Il vocabolo ha origini latine. Cum-petere ha il senso originario di “dirigersi assieme” verso un obiettivo e quindi concorrere al suo raggiungimento. Parola squisitamente politica, dunque, cioè a dire legata al contesto, alla capacità di cogliere il kairòs, il momento opportuno, per dirla alla greca, al fine di ottenere la vittoria in una gara (competizione). Il significato di “competenza” si è poi ampliato, fino a indicare il convergere di diritti e di doveri su una persona o su una carica (la competenza giuridica) in un ambito d’azione ben preciso.

Competence in ambito anglosassone indica il “possesso di un adeguato ammontare di capacità e di abilità per affrontare con successo la realtà in cui ci si trova”. Il francese (come l’italiano) ha demandato il primo significato del termine latino (quello relativo al gareggiare) al vocabolo “Compétition”, mentre con "Compétence" intende la correlazione tra conoscenze e azioni da compiere, cioè a dire l’attitudine, la capacità a portare a termine i compiti che ci si è dati. Anche in tedesco il termine "Kompetenz" è sempre usato in contesti applicativi nei diversi ambiti disciplinari (Fachkompetenz), laddove cioè le conoscenze vengono applicate per raggiungere un risultato.

Da quanto detto appare evidente che la competenza non è una dote a se stante, come l’altezza o il colore degli occhi di una persona, né va confusa con la conoscenza, cioè a dire il patrimonio di dati in nostro possesso a monte di una loro possibile applicazione.

Da tale non assolutezza della competenza deriva il suo carattere squisitamente politico, contestuale, fatto di scelte e di decisioni, sempre in vista del raggiungimento di una meta. Dire di una persona che è “competente” non ha alcun significato se quella persona non è inserita in un insieme di relazioni e problemi da spiegare o risolvere.

Solo il “sacro” non ha bisogno di essere competente. Esso rappresenta l’Assoluto, la Verità, la Via. Su un orizzonte metafisico, metapolitico, l’invocazione a un entità astratta, che peraltro è per ciò stesso radicalmente “incompetente”, ha un senso preciso e coerente. “Siamo nelle mani di Dio”, si dice quando tutto ciò che è in terra ci sembra ormai vano.

Invocare però, in un contesto storico e politico ben preciso e con il medesimo spirito, l’intervento di un quid tertium altrettanto assoluto, di una sorta di San Competente, significa da un lato dar prova di cattiva coscienza e dall'altro far mostra di una profonda sfiducia nella polis e nelle sue istituzioni.

Nello scoramento generale di un momento, il pellegrinaggio per impetrare la grazia di un Santo è pratica antica e – forse – neppure del tutto priva di risultati. Nascondersi però, in buona o mala fede, dietro il Santo per perseguire i propri interessi a dispetto della polis – o quantomeno delle sue istituzioni e deliberazioni politiche - è tutt'altra cosa.

Se dunque, come abbiamo visto, la “competenza” come qualità assoluta non esiste, ma si attua solo nel momento della competizione per raggiungere l’obiettivo, San Competente (al secolo Mario Draghi), qualora diventasse a pieno titolo presidente del consiglio, dovrà necessariamente operare delle scelte “competenti”, cioè a dire commisurate al momento e ai propri obiettivi. Scelte che saranno affatto politiche e quindi non assolute per il solo fatto di essere decise da un “competente”.

Per dirla con un esempio di attualità. Nella disputa della Coppa America di vela gli equipaggi sono di sicuro molto competenti, in quanto in grado di applicare al meglio le loro conoscenze della navigazione per il raggiungimento di un traguardo. Le rotte però sono molteplici, per cui sarà necessario di volta in volta fare delle scelte. Vincerà chi avrà scelto la rotta migliore in quel momento e in quel giorno.

Staremo a vedere la strada che seguirà il presidente Draghi. Da quanto possiamo inferire dal suo passato (ricordiamo che, oltre ad essere stato a capo della BCE, ha fatto parte dei “Goldman & Sachs Boys”, molti dei quali passati a ricoprire importantissime cariche di governo in tutto l’occidente industrializzato) il suo cum-petere dovrebbe muoversi su una rotta neo-liberista verso un traguardo neo-liberista. Nulla di male. Solo bisognerebbe evitare le processioni e gli omaggi che un tempo si tributavano alle Madonne Pellegrine.

Claudio Salone

Professor of ancient literatures, Rome - https://claudiosalone39.wordpress.com/

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