Grecia e Portogallo

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Due risultati diversi nel quadro della insensata austerità fiscale. Il Portogallo ha basato la sua ripresasulle esportazioni nei paesi extra-europei: La Grecia ha solo subito le conseguenze delle mitiche riforme strutturali.

Nelle stanze della Commissione a Bruxelles e del Bundesministerium der Finanzen a Berlino si pensa da tempo che il Portogallo sia l’allievo bravo, e la Grecia quello cattivo. L’Irlanda è in realtà un caso a parte; il paese si è trovato sottoposto alla Troika insieme ai due paesi euro-sud a causa della follia delle sue banche (e del governo permissivo). Ma nel 2008, al momento dello scoppio della crisi finanziaria, il debito pubblico irlandese era pari al 43 (tutti i dati sono in percentuale), mentre quello portoghese al 72 e quello greco oltre il 100[1] . Inoltre la bilancia commerciale irlandese era in attivo per ben l’8,8, mentre erano in passivo quelle del Portogallo (-9,7) e della Grecia (-12.9).

    Si può incominciare il confronto tra questi due paesi partendo dal 2009, e confrontando il quinquennio 2010-2014. Nel 2009 il PIL dei due paesi cade, nel caso greco (-4,4) come in tutta Europa (-4,5), nel caso portoghese un po’ meno (-3). A questo punto le strade dei due paesi si dividono: la Grecia inizia del 2010 una caduta del PIL per quattro anni consecutivi, con una lieve risalita nel 2014 (+0,8), con una perdita complessiva di 22 punti percentuali. Il Portogallo recupera nel 2010 due terzi della caduta (+1,9), ma poi seguono tre anni di recessione e una lieve (+0,9) ripresa nel 2014, perdendo, rispetto al 2009 il 4,6 del PIL.  come si vede la caduta greca è stata oltre cinque volte maggiore di quella portoghese.   

    E’ chiaro che la c.d. austerità espansiva di Berlino e Bruxelles non ha funzionato un gran che neppure in Portogallo, ma non c’è dubbio che in Grecia le cose sono andate molto, ma molto peggio. Forse la prima cosa da guardare è alla riduzione del deficit: nel 2009 quello greco è stato alla fine stimato al 15,4, mentre quello portoghese al 9,8. Nel 2014 quello greco era sceso al 3,5, quello portoghese al 4,5. Nella Tabella I si possono vedere le variazioni tra il 2009 ed il 2014 di una serie di grandezze:

 Tabella I                  Variazioni 2009-2014

 

Grecia

Portogallo

Diminuzione punti di deficit

-11,9

-5,3

Variazione dei consumi pubblici

-34,3

-14,1

Variazione dei trasferimenti di sicurezza sociale

-19,4

+6,9

Dunque la manovra di bilancio imposta dalla Troika è stata molto più pesante in Grecia che in Portogallo, in termini di tagli alla spesa pubblica (da notare che di fronte ad una diminuzione di quasi venti punti di pensioni e assistenza in Grecia vi è un aumento di sette punti in Portogallo). Ed anche le imposte sono aumentate, in percentuale del PIL, per sette punti in Grecia e quattro in Portogallo. Non è affatto sorprendente che in Grecia si sia innescata una drammatica caduta dei consumi e degli investimenti privati. 

Ma non c’è solo la follia dell’austerità fiscale da considerare. Se si guarda alla Tabella II

 Tabella II                            Variazioni 2009-2014

 

Grecia

Portogallo

Variazione export

+30,7

+45,3

Variazione import

-9,3

+14,4

Variazione del costo unitario del lavoro

-11,4

-4,8

Indubbiamente per quanto riguarda le esportazioni, il Portogallo ha avuto una performance migliore di quella della Grecia, tanto più se teniamo presente la crescita media delle esportazioni in Europa (UE +40, EA 39%). Tuttavia il costo del lavoro per unità di prodotto è calato in maggior misura in Grecia che non in Portogallo (anche se prima del 2009 era accaduto il contrario). Il problema risiede nelle caratteristiche dell’export dei due paesi: la Grecia esporta in maggior misura verso la UE, mentre il Portogallo oltre Atlantico (Brasile, non solo USA). Le esportazioni greche sono dovute per metà alla intermediazione (da parte degli armatori) di petrolio ed altre materie prime, la cui domanda in Europa non è stata elevata. D’altra parte anche la bilancia commerciale greca ha raggiunto un sostanziale pareggio, grazie al calo delle importazioni.

Il Portogallo quindi ha potuto recuperare, almeno in parte, attraverso l’export la caduta della domanda interna (comunque ben minore di quella greca), mentre ciò non è avvenuto in Grecia. Ma non sono state le mitiche riforme di struttura, ovvero la de-regolazione del mercato del lavoro, a contare, quanto la struttura dell’export. Il risultato è che il PIL pro capite (misurato in parità di potere d’acquisto) del Portogallo, che nel 2008 era inferiore a quello greco del 15%, nel 2014 lo supera del 8,3%.

L’allievo portoghese è stato obbediente (mercato del lavoro), e la Troika lo ha compensato permettendo  una politica di bilancio molto meno dura di quella imposta alla Grecia. Un discorso simile si può ripetere per la Spagna. In autunno i due paesi iberici andranno alle elezioni, e sarà interessante vedere come saranno i rapporti tra i nuovi governi e l’Eurogruppo.


[1] Eurostat, da cui prendo i dati, non fornisce una cifra precisa, ma si può ipotizzare una quota sul PIL di 108

Ruggero Paladini

Economist - Professor of "Scienza delle Finanze" at University "La Sapienza" Roma; Member of the Economic Board of Insight - ruggero.paladini@uniroma1.it